
Al Museo Diocesano di Brescia “I legni della croce” (1976) di Fabrizio Clerici, l’opera tra antico e Surrealismo che fu donata dall’artista a Papa Montini
OPERA OSPITE – Fino al 5 giugno 2026
I legni della croce (1976) di Fabrizio Clerici eccezionalmente al Museo Diocesano di Brescia.
L’opera, una rilettura dei modelli antichi attraverso stilemi surrealisti, fu donata dall’artista a Papa Montini.
Fino al 5 giugno 2026 I legni della croce (1976) di Fabrizio Clerici
eccezionalmente al Museo Diocesano di Brescia.
L’opera, una rilettura dei modelli antichi attraverso stilemi surrealisti, fu donata dall’artista a Papa Montini.
Nel mezzo di una stanza spoglia, a pochi centimetri da terra, si trova sospeso l’imponente crocefisso ligneo di Cimabue, degradato dall’alluvione di Firenze del novembre 1966, rievocata dalle pozze d’acqua presenti sul pavimento.
È lo scenario che si staglia davanti agli occhi dello spettatore con la grande tela I legni della Croce (1976) – opera che l’artista milanese Fabrizio Clerici donò a Papa Montini e oggi parte del patrimonio del Collezione Paolo VI di Concesio (BS) – fino al 5 giugno 2026 eccezionalmente esposta al Museo Diocesano di Brescia.
L’OPERA Il riferimento ai modelli antichi due-trecenteschi – l’antico crocefisso col volto di Cristo su fondo oro, con gli occhi chiusi e il capo reclinato in segno di dolore e sofferenza – sono filtrati alla luce della lezione surrealista, di cui Clerici sceglie di riprendere l’atmosfera enigmatica, sospesa tra sogno e realtà. Straniante è il fatto che il Crocefisso, normalmente collocato nella Basilica di santa Croce, sia appeso in modo precario, con corde che appaiono di fortuna e decontestualizzato all’interno di uno spazio che strizza l’occhio ai paesaggi metafisici di De Chirico e Savinio, in cui solo l’accenno all’alluvione fiorentina fornisce delle coordinate spazio-temporali. A margine della tragedia, quella della Passione e quella del dissesto idrogeologico, l’opera parla di resilienza e speranza: una scala a pioli evoca la possibilità di ascendere verso l’alto, mentre il fascio di luce naturale proveniente da est – simbolo di un nuovo risveglio – investe centralmente la grande scultura.
FABRIZIO CLERICI (MILANO, 1913 – ROMA, 1993) è stato pittore e scenografo che ha goduto della stima di molti letterati, primo tra tutti Leonardo Sciascia, e di storici dell’arte di rango come Federico Zeri e Giuliano Briganti. Nasce a Milano, ma nel 1920, si trasferisce con la famiglia a Roma, dove si laurea in architettura nel 1937. Alla fine degli Anni Trenta, è di nuovo a Milano dove lavora come architetto e illustratore: la sua prima mostra personale è datata 1943, un anno prima di tornare a Roma, dove comincia a frequentare gli artisti surrealisti Leonor Fini e Stanislao Lepri, oltre a intellettuali come Alberto Moravia e Elsa Morante. Nella capitale si lega in particolare ad Alberto Savinio, che lo introduce a una pittura metafisica e surreale, densa di citazioni tratte dall’arte del passato. Nel 1953 compie una serie di viaggi in Medio Oriente che si sono rivelati fondamentali per la formazione del suo immaginario, ricco di simbologie arcaiche legate ad architetture fantastiche desertiche. Per tutta la sua vita artistica continuerà ad indagare il campo dell’ottica e della prospettiva, che, insieme alla cura virtuosistica del segno, lo portarono a fondere nelle sue opere elementi desunti dal classicismo, dall’orientalismo, dal Rinascimento, dall’esoterismo, oltre che dall’architettura, presente in gran parte delle sue opere. I contatti con Savinio, De Chiricoe Dalí, insieme all’amicizia con la Fini lo indussero a riflessioni sul surrealismo e sulla metafisica, che si sono concretizzate in invenzioni fantastiche e visionarie.
OPERA OSPITE Un’opera nuova in arrivo ogni 4 mesi, eccezionalmente esposta ed in dialogo con la Collezione permanente del Museo. Opera Ospite è la rubrica espositiva del Museo Diocesano di Brescia, grazie alla quale il polo espositivo di via Gasparo da Salò accoglie temporaneamente una o più opere d’arte all’interno del proprio percorso permanente. Quadri o sculture, selezionati ed esposti con cadenza quadrimestrale nella sala IX al primo piano, provengono dai depositi del Museo stesso o sono oggetto di prestito da importanti Chiese, Collezioni private o Musei italiani. Oltre ad offrire al pubblico la possibilità di vedere lavori e capolavori difficilmente accessibili, Opera Ospite mira idealmente a favorire l’avvio di ricerche, studi, approfondimenti e dibattiti storico- critici sugli autori presentati ed i soggetti ritratti.
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